BORDA! COS’È?

borda grazie 2016

 

IL BORDA!Fest – Produzioni Sotterranee  È L’ALTRO FESTIVAL DEL FUMETTO DI LUCCA

BORDA!Fest – Produzioni Sotterranee  – FLASHFORWARD. A Lucca dal 31 ottobre al 3 novembre 2019.
Mostra mercato delle Produzioni Sotterranee tutti i giorni dalle 10:30 alle 20:00 nelle gallerie del baluardo san martino (ingresso via Buiamonti).  La sera i concerti del Borda!, The Sounds of Subterraneans, al baluardo e al foro boario in via per camaiore 169.

#FLASHFORWARD #‎BORDAFEST19

Il BORDA!Fest è un festival lucchese auto-organizzato delle Produzioni visive, musicali e letterarie Sotterranee, appuntamento annuale di rilevanza nazionale che risponde al bisogno di un altro festival, indipendente e gratuito, con un’importante offerta culturale per la città.

CONTRIBUENDO ALLA CAMPAGNA CROWDFUNDING PUOI CONTRIBUIRE ALLA QUINTA EDIZIONE E ASSICURARTI LA BORDA!ZINE #05- OLTRE CHE LA MAGLIETTA E LA SHOPPER DEL BORDA!

Per rimanere aggiornati sul #BORDAFest19:

bordafest.noblogs.orgFB TW – bordafest@canaglie.org

🌍🔥 FLASH FORWARD
Tema delll’edizione e della Borda!zine a fumetti

Partiamo da qui. Da ora.

La verità ha la struttura di una finzione, e l’inconscio del mondo è una lingua da interpretare e da comprendere. Dov’è meglio nascondere un cadavere? Su un campo di battaglia. Qual’è il miglior luogo per nascondere una foglia? Una foresta. Allo stesso modo, la cruda verità è nascosta in piena vista. Sappiamo per certo che se non ci liberiamo da questo zombie affamato, questa forza disgregante, questo soggetto inumano che chiamiamo Capitalismo, tra pochi anni sarà finalmente sazio nella sua brama di consumo. Avrà finalmente realizzato la sua fantasia latente, di mangiare sé stesso e inghiottire il mondo.

Sappiamo già tutti, non occorre ripeterlo, se non facciamo niente e pigramente ci abbandoniamo alle vite che ci offre il capitalismo, nel 2050 decreteremo la fine dell’umanità. Non sarebbe un’esagerazione dire che forse qualcosa non va. Occorre pensare, pensare il più possibile. Occorre pensare inventare e agire, bisogna trovare un nuovo paradigma su cui fondare le nostre vite, il nostro sostentamento. L’urgenza è reale, su questo non c’è più alcun dubbio. Qualcuno una volta ha detto che è più facile immaginare la fine del mondo che la fine del capitalismo. Questa è una condizione. Una sorta di amnesia per il futuro. Possiamo ancora immaginare una tecnologia avanzatissima, ma non possiamo più immaginare che questa non resti appannaggio di pochi milionari, e che una volta che ci raggiunga sarà ridotta ad ennesimo gingillo digitale per un autocontrollo ancora più capillare. Questa condizione è una gabbia soffocante, ma una gabbia che forse comincia a mostrare delle crepe, degli spiragli di luce. Che quella luce sia una genuina via d’uscita o le fiamme ardenti dell’apocalisse ancora non ci è dato saperlo. Ma possiamo provare a rispolverare una facoltà che il mondo da più di quarant’anni non fa altro che dirci di buttare via: immaginare il futuro.

Eppure non sembra che manchino film, romanzi, serie TV e altri prodotti culturali e artistici che immaginano un futuro, prossimo o distante. Quanti di questi, però, non sono scenari postapocalittici, angoscianti distopie o veri e propri disastri? Quanti di questi, nella loro raffigurazione di un agghiacciante scenario futuro, non finiscono per creare una sorta di nostalgia per il presente, solo in virtù di quanto l’oggi è molto meglio di quel domani mostruoso che si contorce sullo schermo? Molti hanno osservato come alla graduale accettazione della democrazia liberale da parte delle sinistre istituzionali e alla lenta ma inesorabile repressione e marginalizzazione delle sinistre rivoluzionarie dagli anni Settanta in poi abbia corrisposto una “fine della Storia”, una sorta di cancellazione del futuro, le promesse di un mondo migliore si sono lentamente trasformate in fantasmi di ciò che avrebbe dovuto essere e una coltre depressiva avvolge e deforma la parola futuro, che ormai evoca soltanto sterili campagne di marketing di multinazionali di alta tecnologia, che non offrono molto se non una società del controllo ancora più sviluppata negli anni a venire.

In quanto festival delle Produzioni Sotterranee osserviamo anche con perenne frustrazione come ogni genuino guizzo creativo artistico e culturale che provenga dal basso, dalla musica fino alla moda, venga sempre più rapidamente assorbito, assimilato e rigurgitato sotto forma di opaca merce dall’industria dell’intrattenimento, sterilizzata da ogni potenzialità radicale. Siamo sempre più colpiti, sul piano collettivo come su quello dolorosamente individuale, dalla costante distruzione ad ogni occasione di tutti gli spazi pubblici, liberi e autonomi, in cui la produzione culturale e artistica sia liberata dall’esigenza di generare profitto.

Sempre più ambienti umani brillanti e culturalmente genuini sono fagocitati dal mercato avvoltoio. Aziende organizzatrici di kermesse, come Lucca Comics and Games e come tutti i grandi eventi capitalistici, si portano dietro, oltre alla mercificazione della produzione culturale, militarizzazione; controlli per entrare nella propria città; gentrificazione; case che si svuotano dei propri cittadini abitanti; affitti alle stelle; lavoro sfruttato. E’ giunto il momento di riprenderci il futuro, sia sul piano pratico e politico, ovviamente, che sul piano dell’immaginario, della produzione culturale, delle aspettative e dei sogni. Ad un primo sguardo, l’impresa appare ardua se non impossibile, ma se ci poniamo le giuste domande, si può trarre molto dall’immaginazione del futuro perché per farlo la coscienza politica e la sensibilità artistica agiscono come una sola entità.

💥💥💥 COSA NON VOGLIAMO?

Iniziamo col domandarci che cosa sappiamo. Sappiamo perfettamente quale futuro non vogliamo. Certamente non vogliamo quello a cui i binari del presente sembrano portare, e la metafora dei binari non è del tutto casuale. Certamente non vogliamo quel futuro che, con pedante realismo, ci suggeriscono l’oroscopo dei sondaggi, il giornalismo astrologico, le quotazioni di mercato, la crescita del PIL ed altre superstizioni clericali. Certamente non ci alletta quel futuro implicito nella smorfia opaca di un Salvini, nel gesticolare impacciato di un Trump, nella mandibola serrata di un Putin, e nemmeno nella nuvola di fumo psicoattivo di un Elon Musk.

La consapevolezza che sappiamo perfettamente cosa non vogliamo è dimostrata da tutte le realtà che sono nate, rinate e riemerse negli ultimi anni, che lottano contro i grandi ostacoli al progresso dell’umanità: i movimenti femministi e LGBTQ+ che lottano in tutto il mondo contro le nuove recrudescenze dell’ideologia patriarcale e il sessismo in ogni sua forma; i movimenti antifascisti, che per la prima volta hanno acquisito una certa rilevanza persino nel cuore del mostro, negli Stati Uniti; il rinnovato entusiasmo per le rivendicazioni sindacali, dai braccianti del sud agli operai degli hub della logistica, dagli stabilimenti tessili ai lavoratori delle organizzazioni produttive nate e progettate per impedire ogni forma di solidarietà di classe come la gig e sharing economy; vasti e partecipati movimenti contro il razzismo e contro la xenofobia che spalleggiano chi vuole emanciparsi dal colonialismo; movimenti ambientalisti di giovani contro il cambiamento climatico che cominciano a politicizzare seriamente le loro posizioni e così via. Si respira gioia, amicizia politica, complicità solidale, amore e rivoluzione nelle opposizioni determinate di piazza ai teatrini elettorali italiani; nelle barricate dei gilet gialli contro il neoliberismo; nei conflitti metropolitani dei quartieri popolari resistenti e nella complicità contro gli sgomberi degli spazi liberati.

Assieme alle forze oscure dei nazionalismi, delle nuove barriere, del controllo sociale capillare e pervasivo, delle gigantesche entità private che brandiscono poteri economici paragonabili a stati nazionali, negli ultimi anni sono quindi riemerse altre forze, fondate su principi diametralmente opposti, sulla solidarietà, sull’universalismo nelle particolari lotte, sulla collettiva presa di coscienza della impellente necessità di alterare profondamente il mondo, superando il capitalismo. Negli Stati Uniti, per la prima volta in più di mezzo secolo, si spezza il tabù di anche solo menzionare la parola ‘socialismo’. Nel Regno Unito, la coltre depressiva del neoliberismo più cinico mostra delle crepe, nonostante il totale controllo dell’informazione da parte della classe miliardaria. Sappiamo anche un’altra cosa che appare sempre più evidente: senza la nostra partecipazione, senza la nostra azione e le nostre energie, il futuro che rivendichiamo rimarrà per sempre uno spettro, intrappolato in quel mondo a metà tra essere e non essere, nel migliore dei casi restando quello spettro che si aggira per l’Europa (o il Mondo, o l’Universo) che evocava un signore barbuto tanto tempo fa. Sappiamo quindi che è un’attività sterile e controproducente starsene in panciolle a sognare astratti cyberfuturi spaziali, età dell’oro e ideali mondi perfetti senza prendere pienamente atto della nostra condizione, senza una solida coscienza del presente e della storia e senza una più viva preoccupazione per la nostra concreta sorte individuale e collettiva.

🌏🌏🌏 COSA AVVERRÀ? COSA AVVIENE?

Ora poniamoci un’altra domanda: cos’è che non sappiamo?
Non sappiamo il futuro, ovviamente, nessuno lo può sapere. Eppure, anche solo nel porci questa domanda ci rendiamo conto che di futuro non ce n’è uno solo, ma molti. Di fronte a questa moltitudine di futuri possibili, di cui alcuni sono chiaramente scritti nei noti volti dei supercattivi menzionati in precedenza, ci rendiamo conto che pur non potendo conoscere quell’unico futuro che avrà vita materiale, il presente è un prisma di potenzialità inespresse, infestato da fantasmi del passato e fantasmi dei futuri mai realizzati. Possiamo trovare vita altra, pulsante e comunitaria in un presente che ancora va creato qui e ora, ma è già altrove o è già stato altrove. Un nuovo modo di vivere che mai si è visto sul pianeta o un modo di vivere che esiste come eccezione, anomalia del sistema. Possiamo ritrovare futuri iscritti in questo presente. A guardar bene vi sono legami di comunità e vita altra nelle comuni del Rojava, in una periferia autorganizzata e in villaggi dimenticati in giro per il mondo.

Esperienze d’ogni ambito umano specifico, che rifiutano i meccanismi economici e sociali del capitalismo sono presenti ovunque. Danza, sport, musica, ricerca, disegno, agricoltura, cinema, scienze… Dall’abitare al relazionarsi con i propri amici, dal progettare quartieri a cucinare, tutto si può e deve fare in un’altra maniera. Reti italiane, europee e internazionali come quelle dello sport popolare o dei festival delle autoproduzioni sono espressione di quelle comunità dove si “vive bene, liberi, insieme” e si produce socialità, aggregazione e sapere, collettivamente e fuori dalle logiche del profitto. Nuovi modi di esistenza comune e nuovi stili di vita futura ci sono, anche se nascosti. Sono nella vita accanto a noi come in quella del futuro.

🔥🔥🔥 DISEGNAMO COSA VOGLIAMO, IMMAGINIAMO COSA AVVERRÀ

Possiamo immaginare la moltiplicazione dei presenti che vogliamo e progettare i futuri che auspichiamo. Creare, costruire e vivere le nostre esistenze prossime. Possiamo illustrare l’evoluzione prossima delle forme di vita, dei modi di vivere la comunità, delle way of life di gruppi di persone che lottano e/o che vivono assieme. Possiamo pensare come si evolveranno e allargheranno le comunità resistenti e i movimenti sociali suddetti o come questi prenderanno più/il potere. O ancora come si raffineranno i dispositivi futuri del capitale.

Possiamo tratteggiare le forme della vita che si daranno, sia nel nostro prossimo presente che nel nostro lontano futuro. Con le tecniche e le sensibilità di cui disponiamo, possiamo provare a seguire queste tracce, questi residui immergerci nelle loro tortuosità ed effettivamente sbirciare con la mente nel futuro senza dover per forza ricorrere alla magia nera.
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Dall’edizione 2018:

All’indomani del festival ci siamo presi “qualche” giorno di assemblee, cene assieme, riposo e letture delle vostre impressioni e dei vostri ringraziamenti.
Adesso però è venuto il momento.
Ecco a voi IL POST POST-BORDA!™

Dal trentun’ottobre al quattro novembre, a Lucca, sotto una parte del camminamento delle Mura invase e in un una struttura di antico mercato vicino al fiume Serchio si è tenuta la quinta edizione del festival delle Produzioni visive, musicali e letterarie Sotterranee / dell’altro festival del fumetto di Lucca / del festival del Mondo di Sotto. Insomma, del BORDA!Fest.

Entrando nelle subterranee gallerie del baluardo si doveva stare molto attenti a dove far cadere l’occhio. Lontani territori, luminosi, pimpanti e non d’ovest si mescolavano a grigi scalcinati marciapiedi periferici, vicini e poco d’est. Campiture vivaci e punti dai colori caldi e accoglienti condividevano la strada con linee e macchie scure, dure e graffiate.

Gruppi di giovani serigrafi al lavoro sui telai scrutavano lo sciame di curiosi mentre grandi disegnatori e frequentatori di festival dalle barbe mature, seduti ai banchetti, sorridevano alle corse di militanti intenti nel montaggio tuttinstabile (cinque persone tengono uno spagnolo montato su una scala montata su un tavolo) di un coloratissimo e gigante telone disegnato a tema “turismo di massa e gentrificazione cittadina” ed illuminato da dietro da un faro vibra-colori.

Voltando lo sguardo verso le fila di tavoli poteva apparire una sfilza di volantini, libri, magliette e striscioni di realtà politiche e sociali della città di Lucca come NUDM non una di meno Lucca, Il Palazzo Che Brucia, Calcistica Popolare Trebesto, Il Tafferuglio – Cronache dal mondo di sotto e lo stesso PuntoInfo del BORDA!, con depliant, indumenti e SUBTER! la fanzine BORDA! su di noi: precari, disegnatori, instabili, riders, iperflessibili, calciatori proprietari della propria squadra, camerieri, supersfuttati, maxidisoccupati o vendemmiatori in terra di Francia per un rimasuglio strappato di welfare sussidiario.

Sempre solcando il pavimento al di sotto delle Mura era possibile fare tappa al bar, comodamente all’aperto ma coperto con ampio servizio, gentili presenze e un comodo bancone stile beach-bar costruito con i fedelissimi bancali. Gli stessi potevano essere trovati in versione stesa orizzontale a formare il palco delle sere, grandi serate di seri concerti serali dai più svariati ritmi, provocanti il commosso singulto danzereccio e/o il sommosso pogo godereccio. Sonorità of the Subterraneans che si potevano sentire sulla pelle visitando, per il fine settimana, il distaccamento Foro Boario dove sgomitare per cercare di avvistare I giochi di Dottor Pira e intrufolarsi nella folla per la prima volta di Gruff nel famoso festival di fumetti italiano, il BORDA!Fest

Prima o dopo aver gustato le novità dell’anno -beach bar e strobo_balli nel baluardo- non si poteva non accorgersi delle miriadi di banchetti di tanti ragazzi, collettivi, progetti, case editrici, nuovissime leve e storici autori venuti da nord a sud, da est a ovest a miscelarsi con le tavolate di festivaloni fratelli del BORDA! accorsi da tutta Italia come AFA Autoproduzioni Fichissime Anderground, Sputnik Festival, Ratatà, CRACK fumetti dirompenti – Rome Festival of Drawn and Printed Art e OLÉ – oltre l’editoria.

Inoltre soffermandosi un poco era possibile assistere ad incontri, risa, dialoghi, affermazioni e contro-affermazioni su fumetti, raccolte, progetti, fanzine e reportage di giornalismo grafico su temi come precarietà, aborto, prigionia, antifascismo, quartieri popolari, fuffa fuffariana, generi e degeneri, strade d’autogestione nell’editoria e molto altro

Chi ha camminato nel BORDA!Quinto; sfogliato la fanzine; serigrafato le nostre magliette; progettato il mapping per i concerti; ordinato il merchandising, i fusti di birra, le bombolette; spostato casse a mano dal Foro al baluardo; montato bancali, tavoli e le stesse casse; cucinato; disegnato il manifesto; ballato; accolto a casa gli espositori; dialogato con gli autori alle iniziative pomeridiane; spillato birre; comprato poster e fumetti; montato le mostre; impaginato la zine; chi si è riorganizzato con il proprio compagno di banchetto per lo spazio, la luce, le prolunghe e le gocce.
è il BORDA!Fest

Chi non era con noi ma era con noi. Scritto su un drappo rosso, vibrante in una parola raccolta al microfono e tracciato su un pannello disegnato da alcuni amici.
Un compagno, un amico, un graffitaro fumettaro.
Venuto a mancare alla nostra comunità mentre questa era riunita.
Chi con queste cose materiali ma sentite è stato salutato
è il BORDA!Fest

Chi il Borda! lo fa, lo vive o ci viene
è il BORDA!Fest

GRAZIE a tutti voi.
GRAZIE a tutti noi.
GRAZIE.

“Contro il supermercato dell’intrattenimento / sono sempre più contento
Per il pianeta DIYffome / i subterraneans lascian le loro orme
Sono passate giornate mirabili / sono stati i TUTTINSTABILI!”

Ciao Alex. Queste giornate le dedichiamo a te.
il BORDA!Fest


Le foto di  Foto di Francesca Pucci , Chiara Alessandri e Rebecca Giarola raccontano la quinta edizione dell’altro festival del fumetto di Lucca. Una bella narrazione per quattro grandi giorni e quattro grandi notti. Qui l’album, buona visione!
borda - l'avanzata 5

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BORDA! foto 2015

maledizioni

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borda 2014 sound 1

*quinta immagine: illustrazione di Filippo Vannoni per BORDA!Zine #1 – 2015